Quando mi hanno chiesto di intervenire su un edificio costruito un secolo fa e in stato di abbandono da oltre quarant’anni, ho subito pensato che avrei avuto molto rispetto per quel pezzo di storia del mio territorio. Il giorno del sopralluogo credo di aver provato un’enorme invidia, ovviamente positiva, per i miei clienti che prima di me se n’erano innamorati.

È un segno antropico equilibrato nel paesaggio emozionante della parte sud della collina di Mottola, nella bassa Murgia tarantina. Alla base dell’intervento c’è la volontà di confermare questo equilibrio tra uomo e natura, ripristinando le condizioni iniziali e marcando tutto quello che è un nuovo inserimento, pur utilizzando gli elementi tipici dell’architettura rurale del sud Italia.

Due volumi sapientemente posizionati all’interno della proprietà nel punto in cui si apre la vista verso il mare, verso il Golfo di Taranto. La presenza di una piccola gravina crea una depressione sulla quale s’innalza il volume nobile della casa rurale. A completare il disegno del paesaggio rurale antropizzato, oltre ai muretti in pietra a secco e ai terrazzamenti, vi è un’aia fatta di blocchi pietre squadrate a mano che disegnano un tappeto lapideo nel punto più favorevole per osservare il degradare della collina verso il mare.

Il restauro ha conservato integralmente il volume e i prospetti dei due edifici, lavorando solo sugli ambienti interni, cercando di rendere lo spazio più confortevole e fruibile per le esigenze della nuova destinazione d’uso, pur rispettando la logica planimetrica della struttura originale.
Sugli esterni si è lavorato per enfatizzare l’equilibrio sottile tra i volumi.
 L’inserimento di muretti in tufo intonacati bianchi, che evidenziano le curve di livello, sono l’alter ego dei muretti di pietra a secco preesistenti con cui disegnano gli spazi aperti intorno agli edifici, accompagnando la vista da e verso il paesaggio in un gioco di fuga e fusione tra il cemento grigio chiaro e la terra di color rosso scuro tipica dell’altopiano delle Murge.

Carmine Chiarelli (architetto)

La casa di Gioia può essere considerate un posto davvero unico anche grazie agli oggetti create manualmente da questi giovani artisti e designer pugliesi di Primato Pugliese:

Giuliano Ricciardi (Taranto), autore delle lampade a sospensione che troviamo in ogni stanza, realizzate artigianalmente, in ceramica e smaltate all’interno ognuna con un colore diverso.

Cinzia Fasano (Grottaglie), ceramista e autrice di gran parte delle lampade da tavolo e delle abat-jour, oltre che di tutti i pumi grottagliesi presenti nella struttura.

Paolo Lorusso, ceramista di Altamura, autore delle esclusive lampade da tavolo ad arco realizzate con modellazione manuale e dotate di sorgenti led;

Pina Alfieri (Martina Franca), artista e ceramista, autrice delle targhette in maiolica fuori da ogni camere con il nome della stanza, oltre all’insegna esterna sulla colonna del cancello, realizzata in rilievo e modellata a mano su disegno di Luigi Notarnicola (Mottola).

Jolie Maison (Mola di Bari), famiglia di artigiani autori di tutti i tessuti della struttura, dalle lenzuola ai copriletto, alle tovaglie e ai tovaglioli. Tutti realizzati con fibre naturali.

Luca Lacetera (Martina Franca), autore delle applique a parete di pietre della Valle d’Itria scolpite a mano e con l’utilizzo di sorgenti led.

Giorgio di Palma (Grottaglie), artista e autore dei palloncini in ceramica appesi alle pareti nella reception e in altri spazi della struttura.